La razza Cinta in Toscana agli inizi del secolo scorso

La razza Cinta in Toscana agli inizi del secolo scorso

La storia della zootecnia italiana attraverso i documenti

L’allevamento degli animali domestici in Italia: le principali specie allevate, le razze, il resoconto della zootecnia raccontata dalle immagini, dalle cronache e dai documenti storici.

 

La Toscana, ricca in certe zone di boschi di Leccio, Querce e Cerro, costituiva un ambiente ideale per l’allevamento del maiale. Tre erano le razze indigene indicate con il nome di Cinta, Cappuccia e Maremmana.

La razza Cinta.
L’origine di questa razza non è certa ma si riteneva fosse lontanissima. La culla di selezione è costituita dalle zone collinari dove veniva chiamata “Montagnola senese” e dove era oggetto di un lungo lavoro di selezione.
Il suo allevamento era diffuso anche nel Val d’Arno dove però prendeva il nome di “Valdarnese” ed era spesso incrociata con maiali Large White, Yorkshire e maiali di razza “Cappuccia”. La razza Cinta era allevata anche nel pisano e nella pianura grossetana.
Il Dondi, della Cattedra Ambulante di Agricoltura di iena, che l’aveva studiata molto da vicino, in una sua comunicazione così la descriveva:

“ha la testa non molto lunga con mascelle e mandibole ben sviluppate e potenti: è un difetto il muso troppo lungo e sottile. Le orecchie sono piccole, portate in avanti e un poco in basso; non è tenuto in alcun pregio l’orecchio grande e pendente. Gli arti sono robusti e di giusta brevità in armonia al carattere semibrado della razza; ma non infrequentemente si osservano arti troppo lunghi; anche i pastorali si riscontrano, a volte, eccessivamente lunghi, il che costituisce, forse, la più grave tara. L’altezza degli arti anteriori, dall’articolazione omero-radiale a terra, non dovrebbe superare il 55% dell’altezza al garrese; in soggetti ben conformati e in pieno sviluppo tale razza si mantiene entro limiti che variano dal 45 al 50%.
Il tronco è cilindrico, ben sviluppato e non eccessivamente lungo; è abbastanza frequente il torace poco profondo, che fa vivo contrasto con la buona ampiezza dell’addome, per quanto gli animali giovani siano un po’ asciutti di pancia o, come si vuol dire “manchino di visceri”.
In soggetti adulti e ben conformati il perimetro toracico varia da 120 a 150 cm; la lunghezza del tronco dalla punta della spalla alla punta della natica da 110 a 120 cm, e l’altezza del garrese da 75 a 85 cm. La linea dorsale è leggermente arcuata. In genere la coda è attaccata abbastanza in alto e la coscia bene sviluppata. La larghezza della groppa varia da 25 a 35 cm.
Le misure medie, relative a un numero notevole di capi a sviluppo completo (3-7 anni), sono le seguenti:
– altezza al garrese: cm. 81
– altezza alla groppa: cm. 87
– altezza all’artic. Omero-radiale: cm. 40
– larghezza fra le anche: cm. 31
– larghezza del torace: cm. 33
– lunghezza del tronco (punta spalla – punta natica): cm. 114
– perimetro toracico: cm 133
Il mantello di maggior pregio è di color nero lucente, a setola fina, non molto lunga ma folta; nella generalità dei casi, però, il mantello è di colore nero ardesia. La setola grossa, ispida, notevolmente più lunga in corrispondenza della linea dorsale che sulle rimanenti parti del corpo, come pure la presenza di appendici cutanee sul margine inferiore del collo, denominate bargigli o bargelli, denotano l’immissione più o meno recente di sangue maremmano o macchiaiolo. Sul tronco si nota una fascia bianca che, partendo dal garrese, scende alle spalle e cinge (da cui la denominazione razza cinta) ininterrottamente tutto il torace, ivi compresa la regione delle cinghie, estendendosi anche agli arti anteriori. La cinghiatura dev’essere simmetrica sulle due parti laterali del corpo, non troppo stretta ne eccessivamente larga, poiché il bianco invadente costituisce un difetto; quella più apprezzata interessa una zona che, partendo in direzione della 5^ – 6^ vertebra cervicale termina alla 7^- 8^ vertebra dorsale e per tutta questa lunghezza, cinge simmetricamente il torace.
I seguenti difetti di pigmentazione rivelano poca purezza di razza: arti posteriori balzani, nappa della coda bianca. Le seguenti caratteristiche, invece, sempre negative, sono di importanza minore: grifo bianco, e setto nasale bianco (tollerato).
Non hanno nessuna influenza sui caratteri di razza questi lievi difetti di pigmentazione: presenza di macchie nere sulla cinghiatura, passaggio graduale e non netto fra il nero e il bianco, cinghiatura invadente o appena accennata.
La razza è assai prolifica e precoce. Normalmente le scrofe figliano 4-5 volte in due anni, con una media di 7-9 maialini per parto; operando l’incrocio con il Lare White la prolificità aumenta ad una media di 8-12 e sono abbastanza frequenti le nascite di 15-16 maialini per parto.
A 11-12 mesi, età in cui vengono coperte per la prima volta, le scrofette raggiungono il peso di 80-100 kg.; a 2 anni il peso medio è di 130-150 kg. o più, a seconda dello stato di nutrizione, gravidanza, ecc.; a sviluppo completo – anni 3 e mezzo circa – il peso delle scrofe, rilevato sopra un numero notevole di soggetti, è di 170 kg.
La carne è ottima e molto saporita, e sono noti nel commercio i prodotti senesi di salumeria, in particolr modo le salsicce, mortadelle e prosciutti, prodotti in notevoli quantità da stabilimenti locali, che di preferenza attingono la materia prima dalla montagna senese.”

Questa razza è allevata e ingrassata al bosco, sia durante la buona che la cattiva stagione, e solo alla sera fa ritorno al porcile. L’alimentazione si basa sul pascolo di quercia e di leccio, la cui produzione di ghianda è variabilissima, integrata con beveroni di farina di castagne, granoturco, crusca, ecc.
Nel periodo di ingrassamento, che non dura più di 3-4 mesi, i magroni consumano in media 5 quintali di ghiande, acquistando 60-80 kg. e a volte 100 se la ghianda è abbondante.
La razza Cinta è su larga scala incrociata col Large White: si ottiene un meticcio assai ricercato per l’ingrassamento nelle latterie dell’alta Italia, perché utilizza bene il siero e perché è rustico, resistente alle malattie, precoce, facile da ingrassare e produce buona carne.
La caratteristica di maggior rilievo di questo meticcio è la pigmentazione: il mantello è a fondo bianco (va notato che non è il bianco-roseo del Large White, ma un bianco sporco, che non teme, se non in misura assai minore, i raggi solari) e presenta, in generale, due chiazze di colore grigio-oscuro situate l’un sulla testa e parte del collo e l’altra sulla groppa, di grandezza varia, a contorni irregolari, asimmetriche. A volte la pezzatura può anche mancare, localmente questi meticci sono chiamati “grigi”.

Fonte: biozootec.it