Allevamenti avicoli all aperto e regolamentazioni

Allevamenti avicoli all aperto

Si è svolta (21 febbraio 2018) a Padova, ad Esapolis, una tavola rotonda. Essa era relativa, tra l’altro, alle prospettive future degli allevamenti avicoli all aperto per produzioni di qualità e biologiche.
Nell’occasione è stato evidenziato come gli attuali Decreti del “Ministero della Salute – Direzione sanità animale” mirano a vietare l’allevamento di pollame all’aria aperta almeno nelle aree ritenute a rischio influenza aviaria.
Dura la reazione degli allevatori che contestano al “Ministero della Salute – Direzione sanità animale”; una eccessiva e immotivata difesa degli allevamenti industriali a danno degli allevamenti estensivi di pollame per produzioni di qualità.

Aree a rischio

Sono infatti state individuate alcune aree a rischio negli allevamenti avicoli all aperto per le quali si ritiene che la fauna selvatica (uccelli migratori) può diffondere l’influenza aviaria passandola prima al pollame rurale e da qui agli allevamenti rurali.

Queste aree a rischio, individuate dal “Ministero della Salute – Direzione sanità animale” si fermano però alla regione Lazio; il che sta ad indicare che i focolai di infezione non sono legati alla presenza di migratori ma invece; alla presenza di allevamenti industriale mal gestiti (concentrazione di 32 kg di peso vivo per metro quadrato di pavimento); e che utilizzano genetiche altamente sensibili alle malattie infettive. E questo in contraddizione con le misure comunitarie di lotta contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità che; come da Direttiva comunitaria, dovrebbero essere in primo luogo incentrate sul depopolamento degli allevamenti infetti (allevamenti industriali), conformemente alla legislazione comunitaria in materia di benessere degli animali.

Genetiche industriali

È infatti stato dimostrato che la genetica utilizzata negli allevamenti industriali è soggetta a “disordini metabolici” che portano conseguentemente ad una limitata capacità “immuno – repressiva” per cui i polli allevati negli allevamenti industriali di conseguenza sono meno resistenti alle normali infezioni.
L’eccessivo aumento del peso corporeo e l’aumento della resa al macello non ha poi influenzato omogeneamente il corpo dell’animale; ma maggiormente alcune parti commercialmente utili (busto) operando una “mutazione non naturale” nella massa dell’animale.
Lo spessore dell’intestino tenue nei polli industriali è più sottile che nei polli “rurali” con una minore resistenza alla coccidiosi nei primi. A livello fisiologico si ha un aumento della massa relativa del fegato e dei principali componenti del piccolo intestino (duodeno, digiuno ed ileo) organi questi direttamente influenzati da un aumento di consumo di mangime. Non si è verificato però un aumento della massa del cuore con conseguenti sindromi cardio-polmonari.

Il ministero della salute

Il “Ministero della Salute – Direzione sanità animale” continua inoltre a individuare gli uccelli migratori come vettori dell’influenza; non considerando i casi di infezione avvenuti lo scorso mese di luglio periodo molto lontano dalle migrazioni tradizionali: cosa centrano in questo caso gli uccelli migratori?
Oltre a queste considerazioni si aggiunge la voluta omissione di alcune parti della Direttiva 2005/94/CE del Consiglio del 20 dicembre 2005 relativa a misure comunitarie di lotta contro l’influenza aviaria e che abroga la direttiva 92/40/CEE.

Mentre in Italia il “Ministero della Salute – Direzione sanità animale” vieta l’allevamento all’aperto; in altri paesi europei viene rispettata la Direttiva europea che tiene conto degli ultimi pareri formulati dal comitato scientifico della salute e del benessere degli animali e dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e cioè:

… negli allevamenti avicoli all aperto “tutto il pollame e tutti gli altri volatili in cattività sono trasferiti e trattenuti all’interno di un edificio dell’azienda. Qualora ciò sia irrealizzabile o qualora il loro benessere sia compromesso; essi sono confinati in altro luogo della stessa azienda che non consenta contatti con altro pollame o altri volatili in cattività di altre aziende. È adottata ogni misura ragionevole per ridurre al minimo i contatti con i volatili selvatici”

In pratica, per esempio, gli allevatori della “Gallina Padovana” sono costretti a mantenere i loro animali al chiuso. In Francia il pollo “Label Rouge” o il pollo “de Bresse” continua ad essere allevato all’aperto ed esportati in Italia.

Infine, e non meno importante

Un’altra inadempienza del “Ministero della Salute – Direzione sanità animale” in merito alle razze rare di pollame. Infatti la normativa europea considera e difende le “razze rare di pollame” imponendo agli stati membri , nella redazione dei “Criteri applicabili ai piani di emergenza”, disposizioni per il riconoscimento di razze rare di pollame o altri volatili in cattività ufficialmente registrate.

Concludendo in Italia il “Ministero della Salute – Direzione sanità animale” non segue le Direttive comunitarie. Esso è in rotta di collisione con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e i Piani di Sviluppo Rurale che privilegiano le produzioni estensive/biologiche e di qualità rispetto alle produzioni industriali.

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Fonte: Biozootec

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